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in evidence:

function setAttributeOnload(object, attribute, val) { if(window.addEventListener) { window.addEventListener("load", function(){ object[attribute] = val; }, false); } else { window.attachEvent('onload', function(){ object[attribute] = val; }); } } Santi ortodossi martedì 8 giugno 2010 Vita della nostra santa madre Genoveffa di Parigi (II) Seconda visita di San Germano Quando San Germano ritornò a Parigi, in partenza per un ulteriore viaggio per la Britannia, tutta la città venne a incontrarlo sulla strada. Ed egli, preoccupato per Genoveffa, chiese cosa stesse facendo. Un uomo volgare prese la parola, dicendo che ella non era all'altezza dell'opinione che il vescovo aveva di lei. Per mostrare la completa vanità delle parole di quell'uomo, il santo ierarca entrò in città e si diresse alla dimora di Genoveffa. E la salutò con un'umiltà tanto grande, che tutti ne rimasero stupefatti. Dopo aver pregato, mostrò a coloro che la disprezzavano il suolo della camera nascosta della sua dimora, che era stato inondato dalle sue lacrime di preghiera. Sedutosi, parlò degli inizi della sua vita con le stesse parole che aveva apertamente usato a Nanterre E quindi, dopo averla raccomandata al popolo, partì nuovamente. Attila l'Unno In seguito, corse voce per tutta la Gallia che Attila, re degli Unni, stava arrivando a mettere selvaggiamente il paese a ferro e fuoco. Terrificati, i cittadini di Parigi decisero di accumulare i loro averi in qualche città più sicura. Ma Genoveffa chiamò a raccolta le donne, persuadendole a stare in digiuni, preghiere e vigilie, in modo che potessero scampare al disastro come Giuditta ed Ester. Acconsentendo alle richieste di Genoveffa, passarono diversi giorni nel battistero, sforzandosi di tenere vigilie, digiuni e preghiere. E agli uomini ella diede l'avviso di non spostare i loro beni da Parigi, dicendo che le città considerate più sicure dalla gente sarebbero state saccheggiate, ma Parigi sarebbe rimasta intatta per grazia di Cristo. Tuttavia, un'orda di parigini si sollevò contro di lei, chiamandola pseudo-profetessa a causa del suo consiglio di non spostare i propri averi. Essi decisero di punirla uccidendola per lapidazione o per annegamento. Nel frattempo, arrivò un arcidiacono da Auxerre, uno di quelli che avevano udito San Germano dare la sua magnifica testimonianza riguardo a Genoveffa. Trovando i cittadini radunati in diversi luoghi, e apprendendo del loro desiderio di metterla a morte, disse loro: "O cittadini! Non permettete un crimine così atroce. Colei che state ora complottando per uccidere, abbiamo udito nelle parole del santo Germano, nostro vescovo, che è stata scelta da Dio fin dal grembo di sua madre. E guardate, io le sto portando questo pane benedetto che le è stato inviato dal santo Germano." I parigini, ricordandosi della testimonianza di San Germano, e vedendo il pane benedetto portato dall'arcidiacono, intimoriti da Dio e meravigliandosi delle cose che l'arcidiacono aveva detto, abbandonarono i loro progetti depravati. Pari ai Santi Martino e Aniano In quel giorno si compì il detto dell'Apostolo, "Non di tutti infatti è la fede. Ma il Signore è fedele; egli vi confermerà e vi custodirà dal maligno" (2 Ts 3,3). I nobili vescovi Martino e Aniano sono altamente lodati, e gli uomini si meravigliano delle loro virtù, dato che il primo decise di andare all'indomani disarmato sul campo di battaglia, e ottenne in questo modo che si stabilisse la pace tra due campi rivali; l'altro invece riuscì con la forza delle sue preghiere a custodire la città di Arles dall'esercito degli unni da cui era circondata. Ma Genoveffa non è degna di essere onorata, dato che con le sue preghiere mandò immediatamente via il suddetto esercito, che non fu neppure capace di accerchiare Parigi? Il suo grande ascetismo Dal quindicesimo al cinquantesimo anno della sua vita, Genoveffa non rilassò mai il suo digiuno dalla domenica fino al giovedì, e ancora dal giovedì fino alla domenica. Prendendo un poco di cibo in questi due giorni consacrati, la domenica e il giovedì, passava il resto della settimana in astinenza dal cibo. E il suo cibo erano pane d'orzo e fagioli, vecchi di due o tre settimane, che faceva cuocere assieme in una pentola. Ma per tutta la vita non bevve vino né bevande inebrianti. Dopo il suo cinquantesimo anno di vita, iniziò a prendere pesce e latte assieme al suo pane d'orzo, su richiesta dei vescovi. Infatti considerava sacrilego contraddirli, temendo il detto del Signore: "Colui che ascolta voi, ascolta me, e colui che disprezza voi, disprezza me" (Lc 10,16). Come il Protomartire Stefano Tutte le volte che guardava verso il cielo piangeva, poiché era pura di cuore. Come l'evangelista Luca descrive il beatissimo Stefano, così anch'ella, si credeva, vedeva i cieli aperti, e il nostro Signore Gesù Cristo in piedi alla destra del Padre, poiché la promessa enunciata dal Signore rimane intatta: "Beati i puri di cuore, poiché vedranno Dio" (Mt 5,8) Le sue "compagne" Vi sono dodici "vergini" che Erma, detto il Pastore, citava nel suo libro come sue compagne: Fede, Astinenza, Pazienza, Magnanimità, Semplicità, Innocenza, Armonia, Carità, Disciplina, Castità, Verità e Prudenza. Queste erano inseparabili da Genoveffa. Pubblicato da Alessandro a 17:42 0 commenti sabato 1 maggio 2010 Vita della nostra santa madre Genoveffa di Parigi (I) San Germano profetizza di lei La beata Genoveffa nacque nella parrocchia di Nanterre, a circa sette miglia dalla città di Parigi. Suo padre si chiamava Severo, sua madre Geronzia. In quei giorni, avvenne che i venerabili uomini di Dio, i vescovi Germano e Lupo, si trovassero a passare da lì sulla strada per la Britannia, dove erano diretti a contrastare l'eresia pelagiana, che là aveva sollevato la testa, seminando zizzania nel grano dei fedeli della Chiesa. Questo errore negava l'assoluta necessità della grazia di Dio e del Santo Battesimo per la salvezza degli uomini, mentre le Scritture dicono: Se uno non nasce di nuovo dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5). Ora, mentre essi passavano per quel luogo e una vasta folla si affrettò a uscire dalla chiesa per ottenere la loro benedizione al loro passaggio, San Germano vide in spirito, in mezzo alla moltitudine, che Genoveffa sarebbe divenuta una grande santa. Chiedendo che le venisse portata innanzi, la baciò sul capo e chiese alla folla il suo nome, e di chi fosse figlia. Il suo nome fu annunciato, e i suoi genitori chiamati a presentarsi. San Germano chiese loro: "Questa giovane è vostra figlia?" Essi dissero: "È nostra figlia, signore." San Germano disse loro: "Siete benedetti a essere i genitori di una discendenza così venerabile. Sappiate che alla sua nascita un mistero di grande gioia ed esultanza è stato celebrato dagli angeli. Ella sarà grande di fronte al Signore, e molti, vedendo la sua santa vita e vocazione, abbandoneranno il male, e le cose stolte e svergognate, e ricondurranno la loro vita al Signore, e riceveranno da Cristo la remissione dei loro peccati e la ricompensa della vita." Quindi disse a Genoveffa: "Figlia mia Genoveffa," ed ella rispose "La tua ancella ti ascolta, santo padre: dimmi ciò che mi comandi." San Germano le disse: "Non vorrei che tu esitassi a dirmi se desideri mantenere il tuo corpo immacolato e intatto per Cristo come sua sposa, facendoti consacrare come monaca." Genoveffa gli rispose: "Benedetto sei tu, padre mio, che ti sei compiaciuto di chiedermi se desidero fare ciò che è proprio la mia speranza. Io lo desidero, santo padre," disse, "e prego che il Signore si compiaccia di portare la mia devozione a compimento." San Germano le disse: "Abbi fiducia, figlia, agisci con coraggio, e possa tu essere sincera nelle tue azioni, in quanto credi nel tuo cuore, e in quanto pronunci con la tua bocca." Ora, arrivati in chiesa, mentre stavano celebrando il ciclo spirituale [degli offici], la nona e la dodicesima ora, San Germano le tenne continuamente la mano sul capo. Dopo avere preso cibo e detto una preghiera, egli ordinò a Severo di portare a casa sua figlia, e di ritornare con lei alle prime luci del giorno, prima che riprendesse il suo lungo viaggio. Mentre la pallida luce dell'alba iniziava a diffondersi sulla terra, ella fu condotta dal padre, e San Germano le disse, "Ave, Genoveffa, figlia mia. Ti ricordi quanto mi hai promesso ieri riguardo alla verginità del tuo corpo?" Genoveffa gli rispose: "Ricordo quanto ho promesso a Dio e a te, santo padre: desidero mantenere incontaminata la castità della mente e del corpo, con l'aiuto di Dio, fino alla fine." San Germano, colpito dal dono di Dio e dalla fede perfetta della fanciulla, tenne gli occhi a terra mentre ella parlava. Ora accadde che vi fosse una moneta che giaceva vicino ai suoi piedi, e aveva sopra stampigliata una croce: egli la prese, ordinandole di portarla sempre al collo. La esortò anche a mantenersi libera da ornamenti d'oro, d'argento e di perle. "Se infatti la bellezza fugace di questo mondo ti conquisterà la mente, ti troverai priva di quegli ornamenti che sono celesti ed eterni." Prendendo commiato da lei, chiedendole di ricordarlo nelle sue preghiere, e raccomandandola a suo padre Severo, completò con l'aiuto di Dio il viaggio che aveva iniziato. Sua madre è punita da Dio Avvenne, dopo diversi giorni, che quando sua madre era sul punto di andare in chiesa in un giorno di festa solenne, e aveva ordinato a Genoveffa di rimanere a casa, che non si riuscisse a lenire i suoi pianti e le sue lacrime. La fanciulla diceva infatti: "La fedeltà che ho promesso al santo Germano, la manterrò, e Cristo mi consolerà, e frequenterò la soglia della chiesa, per essere trovata degna di essere sposa di Cristo, come il beatissimo confessore mi ha promesso a sua volta." Sua madre, colma d'ira, colpì la figlia, e immediatamente i suoi occhi furono privati dell'abilità di vedere. Per un anno e nove mesi, per volontà della maestà di Dio, fu afflitta da questa cecità per manifestare la grazia che Genoveffa aveva. Giunse un giorno in cui, ricordando ciò che il grande ierarca aveva detto di sua figlia, la chiamò a sé e le chiese, "Ti prego, figlia mia, prendi un secchio e vai al pozzo, e portami dell'acqua." E quando fu giunta in tutta fretta al pozzo, pianse sull'orlo del pozzo poiché la madre aveva perso la vista, e quando smise di piangere, riempì il recipiente e portò l'acqua alla madre. Soffiando su di esso, Genoveffa lo sigillò con la potenza della Croce, e lo diede a sua madre. La madre, stendendo le mani al cielo con fede e venerazione per l'acqua, ne bevve. Poco dopo, iniziò a tornarle la vista. Ripetendo questo gesto per due o tre volte, la vista che aveva perso le fu completamente resa. La rivelazione del vescovo Iulico Accadde che, con due fanciulle molto più anziane di lei, Genoveffa andò dal vescovo Iulico per ricevere la consacrazione. Quando gli furono portate le fanciulle in ordine di età, quel santo ierarca fu informato divinamente che Genoveffa era molto più elevata in rettitudine delle altre, e disse: "La fanciulla che viene per ultima è di maggior statura, dato che ha già ricevuto la santificazione dall'alto." E così esse ricevettero la benedizione del vescovo e partirono. La sua afflizione e la visione sublime Col tempo, dopo la morte dei suoi genitori, la beata Genoveffa andò a vivere a Parigi. E perché il potere del Signore potesse essere provato nella sua infermità, e perché la grazia di Cristo che era su di lei brillasse con maggiore radianza, il suo corpo fu preso da una paralisi, tale da farle perdere l'uso dei suoi arti. Afflitta da questa infermità, per tre giorni apparve priva di vita, e solo le sue ginocchia avevano un poco di colore. Quando alla fine ricuperò la salute del corpo, dichiarò di essere stata condotta in spirito da un angelo al luogo di riposo dei giusti, e di avere contemplato là le ricompense preparate per coloro che amano Dio, che sono considerate incredibili dai privi di fede. Intuito nei cuori degli uomini Molte volte ella rivelò con chiarezza ciò che era nelle coscienze di quanti vivevano in questo mondo. O tutti voi che la invidiate! Sarebbe meglio che rimaneste in silenzio, poiché i mali della vostra coscienza si rivelano nel vostro risentimento verso i giusti. Pubblicato da Alessandro a 17:02 0 commenti domenica 11 aprile 2010 San Massimo, vescovo di Torino Massimo, vescovo della chiesa di Torino, uomo abbastanza attento alle Sacre Scritture e sufficiente nell'insegnare al popolo in modo estemporaneo, compose un trattato in lode degli Apostoli, uno sulla natività di Giovanni il Battista e un'omelia riguardante in generale tutti i Martiri; ma espose con sapienza molte cose anche sui capitoli dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli. Scrisse inoltre due trattati sulla vita di sant'Eusebio, martire e confessore, del martirio dei santi Cipriano e Lorenzo e pubblicò un libro sulla grazia spirituale del battesimo. Lessi suoi scritti sull'avarizia, sull'ospitalità, sull'eclisse lunare, sulle elemosine, sul passo di Isaia I tuoi osti mesceranno vino con acqua, sulla Passione del Signore, in generale sul digiuno dei servi di Dio, sullo specifico digiuno della Quaresima e che durante quest'ultimo non bisogna scherzare, su Giuda il traditore, sulla Croce del Signore, sul sepolcro del Signore, sulla Sua Resurrezione, sul Signore giudicato da Pilato, sulle calende di gennaio. Molte omelie sul Natale del Signore, sull'Epifania, sulla Pasqua e sulla Pentecoste; sul non aver timore dei nemici carnali, sul rendere grazia a Dio dopo il pasto, sulla penitenza dei Niniviti e molte altre, avute da più persone, che ora qui non ricordo. Morì sotto il regno di Onorio e Teodosio il giovane.Tratto da Gennadio di Marsiglia (+496), Sugli scrittori ecclesiastici, Migne PL, 58, cap. 40. Pubblicato da Alessandro a 22:34 0 commenti sabato 10 aprile 2010 Vita di Sant'Onorato, vescovo di Arles e fondatore del monastero di Lérins (segnalazione) Segnalo che la casa editrice Il Leone Verde (www.leoneverde.it) ha pubblicato una traduzione di tre testi sulla vita di questo santo ortodosso occidentale (vissuto circa tra il 370 e il 429), fondatore di uno dei più celebri monasteri dell'antica Gallia, quello dell'isola di Lérins, sull'attuale costa di Cannes, che ha prodotto molti santi ortodossi: Ilario di Arles, Lupo di Troyes, Fausto di Riez, Vincenzo di Lérins, Cesario di Arles, Eucherio di Lione...Si tratta di tre omelie, la prima e più celebre è di sant'Ilario di Arles (400-449), le altre due di san Fausto di Riez (410-495) e di san Cesario di Arles (470-543); trattandosi di contemporanei (Ilario era anche parente di Onorato) i loro scritti sono altamente attendibili e ci danno una descrizione priva di qualsiasi tenore leggendario della vita di questo santo monaco del V secolo.Il volume in cartaceo costa 12.39 euro, ma (cosa molto interessante, direi) è possibile anche acquistarlo come e-book (scaricabile da internet direttamente sul proprio pc. Serve un software per la lettura del file, vi suggerisco Calibre, che è open source http://calibre-ebook.com) alla modicissima cifra di 4.80 euro. Pubblicato da Alessandro a 09:12 0 commenti domenica 21 marzo 2010 Lettera di matiuska Julia Sysoyeva sulla morte del marito Carissimi, grazie per il vostro supporto e le preghiere. Questo dolore non può essere espresso a parole: è il dolore di coloro che si trovarono di fronte alla Croce del Salvatore. Questa gioia non può essere espressa a parole: è la gioia provata da coloro che vennero al sepolcro vuoto.Dov’è, morte, il tuo pungiglione?Padre Daniele aveva previsto la sua morte già molti anni prima che accadesse. Aveva sempre desiderato essere degno della corona del martirio. Quelli che gli hanno sparato volevano, come sempre, sputare in faccia alla Chiesa, come un tempo sputarono in faccia a Cristo. Non hanno raggiunto il loro scopo perché è impossibile sputare in faccia alla Chiesa. Padre Daniele è salito sul suo Golgota nella chiesa che aveva egli stesso costruito, chiesa cui aveva dedicato tutto il suo tempo e le sue energie. Lo hanno ucciso come l’antico profeta, fra il tempio e l’altare ed è veramente stato ritenuto degno della chiamata di martire. Egli è morto per Cristo, Colui che ha servito con tutte le sue energie.Molte volte mi aveva detto che gli dispiaceva non avere abbastanza tempo, tempo per fare ogni cosa. Era come di fretta. Alcune volte, come uomo, esagerava, faceva cose sbagliate, inciampava e commetteva errori, ma non ha commesso errori sulla cosa più importante, la sua vita era interamente dedicata a Lui.Io non comprendevo perché fosse così di fretta. Gli ultimi tre anni era stato occupatissimo a servire, senza essersi mai preso giorni di riposo o vacanze. Io mi lamentavo, volevo allora e sempre semplicemente felicità, che mio marito e il padre dei miei figli stesse con me e i bambini. Ma un’altra strada era stata preparata per lui.Era solito dire che l’avrebbero ucciso. Io gli chiedevo chi si sarebbe preso cura di noi, di me e dei bambini. Rispondeva che ci avrebbe messo in mani sicure: «Vi affiderò alla Madre di Dio. Ella si prenderà cura di voi».Queste parole furono troppo rapidamente dimenticate. Ci disse con quali paramenti seppellirlo. Io scherzavo, dicendo che non c’era bisogno di parlare di questo, non si sapeva ancora chi avrebbe seppellito chi. Disse che sarei stata io a seppellirlo. Una volta la nostra conversazione cadde sui funerali, non ricordo i dettagli, ma dissi che non ero mai stata ai funerali di un prete. Ed egli rispose che non importava, che sarei stata al suo.Ora ricordo molte parole che acquistano significato. Ora i miei dubbi si sono dissolti, le incomprensioni sono scomparse.Non ci siamo detti addio in questa vita, non ci siamo chiesti perdono, non ci siamo abbracciati. Era solo un altro giorno: al mattino era andato alla liturgia e non l’avevo visto di nuovo. Perché non sono andata in chiesa ad incontrarlo? Ci ho pensato, ma ho deciso che sarebbe stato meglio preparare la cena e mettere i bambini a letto, piuttosto che andare là. C’era una mano che non mi lasciava andare. Ma la sera prima ero andata in chiesa e l’avevo visto. Mi sentivo come se nuvole scure si addensassero su di noi. E negli ultimi giorni avevo provato a passare più tempo con lui. Nell’ultima settimana avevo pensato solo alla morte e alla vita dopo di essa. Non riuscivo a non pensare che a queste due cose. Quel giorno mi giravano in testa le parole: «La morte aspetta dietro di voi». Nell’ultima settimana tutto era stato difficile, come se un grosso carico mi fosse stato svuotato addosso. Non mi sono spezzata. Egli mi supporta, mi sento come se mi stesse davanti. Allora ci dicemmo molte parole affettuose, che mai ci eravamo detti prima. Solo ora capisco quanto fosse grande il nostro amore.Il servizio di commemorazione per i quaranta giorni dalla morte di padre Daniele avverrà la vigilia del suo onomastico e della festa patronale della futura chiesa, il 29 dicembre, e il 30 dicembre è la festa del profeta Daniele. Secondo la profezia di un anziano la chiesa sarebbe stata costruita, ma Daniele non vi avrebbe servito. La seconda parte della profezia ha appena trovato compimento.Matiuska Julia Sysoyeva Pubblicato da Alessandro a 21:07 0 commenti Padre Daniele Sysoyev (Sysoev) (III) Moltissimi, anche fra coloro che non erano d’accordo con lui su alcuni argomenti, furono sorpresi ed ammirati dal suo coraggio. Non molto tempo fa, dopo il funerale, un mio conoscente sacerdote mi chiamò e disse che aveva visto un video in cui p. Daniele stava in un auditorium pieno di Musulmani e dal podio parlava loro con gioia di Cristo e di come l’Islam, rigettando il Cristo Dio-Uomo non poteva essere una religione vera. «Io non riesco davvero a comprendere» mi disse «che coraggio bisogna avere semplicemente per stare in mezzo a loro e parlare». Il video di cui parlava venne filmato durante il primo dibattito con i Musulmani. Alcuni ortodossi non erano entusiasti del fatto che p. Daniele prendesse parte a simili dibattiti; tuttavia, l’iniziativa non era sua. I Musulmani lo avevano pubblicamente invitato e come può un testimone di Cristo rifiutare di dare una risposta per la sua speranza? (1 Pt. 3, 15) Il suo rifiuto sarebbe stato per loro un argomento nella loro propaganda per l’Islam. Padre Daniele mi disse più tardi che era sicuro che dopo il primo dibattito sarebbe stato ucciso, e la sera prima provò grande paura e sconforto. Durante la notte ebbe una visione: vide se stesso in un labirinto di ciottoli, sul genere di quelli che ci sono al nord. Camminando attraverso di esso in circolo giunse al centro dove vi era un altare su cui stava un sacrificio che era stato appena ucciso. Comprese che si trattava di un altare a satana e di un sacrificio per lui. Padre Daniele fu preso dalla rabbia e rovesciò l’altare con un calcio. Immediatamente apparve Satana, nella forma di un giullare con il cappello da folle, come sulle carte da gioco. I suoi occhi erano pieni di odio selvaggio ed egli si scagliò su p. Daniele. Batiuska cominciò a pregare «Santissima Madre di Dio, proteggimi!» «San Nicola, aiutami», così come ad invocare altri santi ed allora apparve qualcosa come un muro invisibile, cosicché Satana non poté raggiungerlo e venne respinto più volte. Vedendo questo, batiuska si consentì un pensiero vano e proprio in quel momento Satana infranse il muro invisibile e lo afferrò per il collo. Padre Daniele gridò: «Santissima Madre di Dio, perdonami, ho peccato, salvami da lui!» A quel punto Satana scomparve e p. Daniele udì: «Non perderai, ma nemmeno vincerai», in merito al dibattito che stava per aver luogo. «E così accadde», mi disse p. Daniele. Aggiunse che dopo la visione smise completamente di temere i Musulmani e le loro minacce, perché, dopo aver visto Satana in persona e la sua impotenza di fronte a Dio, era impossibile essere colpiti da qualsiasi male umano, che è sempre inferiore al male di Satana. Durante il secondo dibattito io e Oleg Stenyaev andammo in aiuto a p. Daniele. Mi sembrò che andasse bene (sebbene, naturalmente, avrebbe potuto andare meglio); è tuttavia degno di nota che dopo di esso alcuni Musulmani che avevano aiutato nell’organizzazione si convertirono all’Ortodossia. Essendo egli stesso Tartaro per metà (da parte di madre), p. Daniele pose molta attenzione nel divulgare e rafforzare l’Ortodossia presso i Tartari. Egli fu il primo e, mi pare, il solo prete che, con la benedizione del suo vescovo, iniziò regolarmente a servire molieben parzialmente in lingua tartara per Tartari ortodossi. In più pubblicò, a sue spese, un libro di preghiere in tale idioma. Assieme ai suoi aiutanti predicò a Sabantuy, un festival nazionale tartaro e nel centro culturale tartaro. In Egitto predicò per ore alla sua guida musulmana ed in televisione disputò con i muftì in materia di fede. In questo modo acquisì una fama scandalosa presso i Musulmani, che allarmò e sconfortò alcuni ortodossi, ma non p. Daniele. Egli disse che la sua fama aiutava la sua missione e ciò era vero; perché quei Musulmani che avevano anche un piccolo interesse sul Cristianesimo apprendevano da chi andare e non sbagliavano, perché sarebbero stati sempre accolti da p. Daniele con amore e con le risposte per tutte le loro domande. Ci furono alcuni Musulmani che, essendo venuti da lui con l’intento di convertirlo all’Islam, finirono per essere loro stessi battezzati da lui. Fra quelli che si considerano ortodossi, ho incontrato alcune strane persone che dicono che p. Daniele non avrebbe dovuto predicare ai Musulmani, che bisogna rispettare la loro religione e che non c’è beneficio da una simile predicazione. Ma p. Daniele pensava, come anche il Signore, gli Apostoli e tutti i santi, che sia necessario rispettare le persone che sbagliano, ma non i loro errori. La verità è una, ciò che contraddice o nega la verità è bugia e il rispetto per la bugia è disprezzo della verità. Coloro che sono indifferenti alla verità non possono comprendere questo semplice fatto e, pertanto, non possono comprendere p. Daniele, sebbene possano dovergli la vita. Batiuska si impegnò a portare a Cristo un certo numero di Wahabi, che includeva alcuni Pakistani che stavano pianificando di diventare attentatori suicidi ed una donna con il medesimo intendimento. Sarebbe veramente stato meglio che p. Daniele non avesse predicato a queste persone ed essi, continuando con i loro piani precedenti, avessero fatto saltare un aeroplano, un palazzo o una metropolitana, dove forse avrebbe anche potuto essere uno dei critici di p. Daniele? Con anche maggiore successo p. Daniele predicò ai Protestanti. Quando, con la benedizione del metropolita Vladimir (Ikim, di Tashkent e dell’Asia Centrale), andò in Kirghisistan con i suoi missionari e cominciò a visitare i raduni dei Protestanti e a convertirli (vi erano anche i loro pastori fra quelli che vennero riuniti all’Ortodossia), i capi locali delle sette, non essendo in grado di opporsi alle sue parole, presero la decisione di non permettere raduni finché p. Daniele non avesse lasciato la regione. In questo modo essi cercarono di impedirgli la predicazione ai loro raduni cancellando i raduni stessi. Padre Daniele si preoccupò anche di organizzare missioni in tutto il mondo. Insieme andammo due volte in Macedonia per predicare presso gli scismatici locali. Si occupò anche del problema di come predicare ai Cattolici in Europa occidentale e nel Sud America. Nel dicembre 2009 aveva sperato di andare in Tailandia per predicare nelle regioni del nord. Essendo missionario amava moltissimo gli altri missionari e cercava di conoscere tutti quelli che predicavano il Vangelo e ne aiutò molti. Donò denaro per costruire una chiesa in Indonesia e per educare bambini ortodossi di famiglie povere dello Zimbawe; venne ospitato da ortodossi Cinesi, Tailandesi e pure Nativi americani. Con la benedizione del patriarca Alessio II aveva fondato una scuola per missionari ortodossi. In più insegnava missiologia al seminario teologico Nikolo-Perervinsk. Ciò che è strabiliante è che la sua attività missionaria non inibì per nulla il suo lavoro in parrocchia e le sue responsabilità. Nel 2001 venne ordinato prete e nel 2006 costruì una piccola chiesa di legno nel sud di Mosca, dedicata all’apostolo Tommaso (di cui era il rettore). Il suo obbiettivo sarebbe stato di costruire, nello stesso luogo, una grande basilica dedicata al suo santo patrono, san Daniele. Secondo ciò che mi disse, tale idea gli era venuta visitando la chiesa di san Demetrio a Tessalonica. Ogni giovedì p. Daniele conduceva studi biblici, spiegando un capitolo dell’Antico e del Nuovo Testamento alla luce dell’insegnamento dei Santi Padri. Ogni venerdì guidava le classi catechetiche, cui ogni adulto che voleva essere battezzato doveva partecipare e ogni domenica teneva la scuola domenicale per i bambini. Pensando che le persone avrebbero meglio compreso le funzioni liturgiche, aveva pubblicato testi della Veglia di Tutta la Notte e della Liturgia, organizzando un insieme di persone a rotazione per consegnarli prima del rito e aveva anche introdotto il canto congregazionale. Il risultato fu che i parrocchiani erano grati di poter finalmente comprendere il senso di ciò che veniva cantato in chiesa. Batiuska celebrava con grande concentrazione, specialmente nell’ultimo anno e amava predicare. Durante la liturgia predicava due o tre volte. Uno dei miei amici, servitore all’altare nella chiesa di p. Daniele, mi disse, non molto prima della morte di quest’ultimo, che era meravigliato di come, senza trattenere nulla e senza alcuna pietà per se stesso egli si dedicasse interamente alle persone, specialmente ai suoi parrocchiani. Davvero non si risparmiava affatto. Mi ricordo come un giorno si ruppe una gamba, ma non gli venne dato un prete per sostituirlo. P. Daniele, allora, con la gamba ingessata, andò personalmente a servire la liturgia e lo fece nonostante il dolore. Tutti i parrocchiani ed i suoi conoscenti ricordano p. Daniele come allegro, ma pochi sanno quanto spesso sopportasse dolori e malattie, specialmente fortissimi mal di testa e dolori di cuore. Batiuska, tuttavia, non mostrava le sue sofferenze ed era attento alla moltitudine dei suoi parrocchiani, ascoltandoli e dando loro consiglio. Bisogna dire che non impose mai, come un dittatore, le sue idee a quelli che lo circondavano. Ascoltava sempre le obiezioni se erano reali e spesso correggeva le sue idee se si accorgeva che non erano in accordo con la verità. Invitò spesso me ed altre persone di cui si fidava a discutere l’una o l’altra delle sue opinioni ed a verificare se fossero errate. Se comprendeva di non essere nel giusto non era un problema per lui ammetterlo e ripudiare il suo errore, perché valutava la verità più delle proprie opinioni e rispettava ogni persona intorno a lui. Un’altra particolarità, che molti pensano fosse uno dei suoi difetti e che in realtà derivava dal suo amore ardente per la verità, era la maniera categorica con cui esprimeva le sue idee. Su ogni argomento egli cercava di raggiungere la verità e se ci riusciva, la esprimeva direttamente e con certezza. Nel nostro mondo politicamente corretto, una simile franchezza è simile ad una acuto raggio di sole che penetra nell’oscurità. Questa onesta brutalità richiamava molti, ma per molti altri era qualcosa che, al contrario, li respingeva. P. Daniele era una persona educata ed onesta. Era una di quelle persone alle quali chi aveva bisogno non doveva far altro che chiedere e non avrebbe mai ricevuto un rifiuto. Ho anche molti ricordi personali su questo: mi ricordo quando mi fece visita in ospedale, come mi portò sua figlia Dorotea per mostrarmela quand’aveva solo due o tre giorni, e poi quando mi insegnò a guidare l’automobile. Mi ricordo i nostri viaggi, specialmente quello in Serbia, dal quale ritornammo soltanto una settimana prima del suo martirio. Durante quel viaggio mi confessò che, quando si trovava in difficoltà o quando le circostanze della vita sembravano insopportabili, egli sentiva sempre come di essere su una grande mano, che lo guidava attraverso tutte le difficoltà. L’ultimo giorno della sua vita incominciò con la liturgia, che egli servì e durante la quale, naturalmente, si comunicò. In seguito battezzò un bambino ed unì alla Chiesa ortodossa un uomo convertitosi dall’occultismo. Poche ore dopo, come al solito, guidò uno studio biblico, dopo il quale parlò con chiunque lo desiderasse fino a tardi. Infine, quando ormai tutti erano usciti dalla chiesa, andò in altare per ascoltare la confessione di un figlio spirituale. In quel momento l’omicida fece irruzione in chiesa e cominciò a sparare e urlò: «Dov’è Sysoyev?». Senza timore p. Daniele uscì dall’altare per andargli incontro ed accettò una fine da martire per Cristo. Ricordo che batiuska aveva sostenuto molte volte come le letture del Vangelo che si facevano durante le celebrazioni non fossero accidentali e che sempre risultavano, con nostro stupore, essere tempestive ed appropriate. Il giorno della sua morte la lettura del Vangelo conteneva le seguenti parole del Signore: «A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla […] Inoltre vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio» (Lc. 12, 4-8). Come disse Sua Santità, il Patriarca Kirill, nelle sue condoglianze per la morte di p. Daniele, «Il Signore ha chiamato a Sé il suo fedele servitore, avendogli dato la possibilità di essere un confessore della fede e martire nell’opera di diffondere il Vangelo». Pubblicato da Alessandro a 20:40 0 commenti martedì 16 marzo 2010 Padre Daniele Sysoyev (Sysoev) (II) Ricevette lettere e telefonate di minaccia da parte di Musulmani. Un anno e mezzo prima dell’omicidio, la giornalista musulmana Halida Hamidullina richiese l’intervento del pubblico ministero contro p. Daniele per incitamento all’odio inter-religioso ed inter-etnico. Il pubblico ministero rifiutò di portare avanti la causa, ma nei mass media islamici iniziò una vera e propria campagna di diffamazione; gli Ortodossi non ne sanno nulla perché, comprensibilmente, non sono famigliari con i mass media islamici. Non molto tempo fa, solo tre giorni prima dell’omicidio, p. Daniele mi stava riportando a casa in macchina e ridevamo nel ricordare la vita di dieci anni fa. P. Daniele disse che, di tutte le religioni, l’Islam era sempre stata quella che lo interessava meno e non aveva pianificato di studiarla. Gli ricordai anche di una vecchia conversazione che avemmo quando stava tornando dalla chiesa della rappresentanza Krutitsky ed era apparso contento di scoprire che stavo scrivendo alcuni articoli apologetici, in risposta alle critiche islamiche. Egli disse: «Oh, questa è un’ottima cosa, significa che non dovrò occuparmene io». Ma il Signore, prima attraverso una serie di circostanze fortuite, poi attraverso qualcos’altro, fece in modo che egli entrasse in contatto con Musulmani o con l’argomento Islam e p. Daniele proseguì diritto verso il luogo che il Signore gli indicava. Questo era ciò che gli importava di più. P. Daniele si laureò all’Accademia Teologica di Mosca nel 2000, dopo aver discusso con successo la sua tesi L’antropologia dei Testimoni di Geova e degli Avventisti del Settimo Giorno. Più tardi venne pubblicata in un volume. Scrisse anche un certo numero di altri libri: Una passeggiata con un Protestante in una chiesa ortodossa è un lavoro unico, nel quale, sulla base della Bibbia, sono spiegate la disposizione e l’arredo di una chiesa ortodossa e il significato del culto ortodosso. Cronache dell’Inizio e Chi è come Dio, o Quanto è lungo un giorno della Creazione sono dedicati, come disse egli stesso, a difendere l’insegnamento patristico sulla creazione del mondo. In questi libri p. Daniele spiega perché un Cristiano ortodosso non possa aderire alla teoria dell’evoluzione. Matrimonio con un Musulmano è dedicato ad uno degli argomenti più dolorosi della coesistenza fra Cristiani e Musulmani nella nostra terra. Il pretesto per questo libro nacque quando venne aperta, sul sito web Ortodossia ed Islam, una sezione in cui era possibile fare domande ad un prete, dove chiunque poteva porre questioni a p. Daniele. Egli fu sorpreso dall’abbondanza delle lettere che riceveva da donne battezzate che, o pianificavano di sposare un Musulmano, e domandavano se questo fosse ammesso dalla Chiesa, oppure erano già sposate con un Musulmano e avevano vari problemi e cercavano un consiglio. In più, durante la sua attività pastorale, gli accadde di incontrare donne russe che, sotto l’influenza di un simile matrimonio, avevano rinunciato a Cristo e si erano convertite all’Islam e poi, avendo avuto notevoli difficoltà all’interno di un simile matrimonio e avendo compreso il proprio errore con l’aiuto di batiuska, si erano pentite ed erano ritornate alla Chiesa. Tutto questo indusse p. Daniele a scrivere un libro esaustivo su questo argomento, ricordando alla gente che, secondo le regole della Chiesa, non è ammissibile per un Cristiano ortodosso sposare una persona di altra fede; inoltre diede anche concreti consigli sui problemi che nascono se un simile matrimonio, nonostante tutto, avesse avuto luogo. Scrisse anche un opuscolo dal contenuto simile, intitolato Sposato/a ad un non credente? Oltre a ciò p. Daniele pubblicò un libro, Perché non sei ancora battezzato?, in cui esaminava le tipiche obbiezioni contro il battesimo che si ascoltano dalla gente di tutti i giorni. Per i battezzati, ma non praticanti, scrisse un opuscolo dal titolo Perché si dovrebbe andare in chiesa ogni domenica. Per i praticanti, scrisse con me Sulla comunione frequente. Non molto prima della sua morte mi disse che il libro che aveva più caro era Omelie sul Cantico dei Cantici, che è una raccolta delle omelie bibliche che aveva fatto nel corso degli anni, spiegando le Scritture alla luce dei Commentari dei Santi Padri. Infine, il suo ultimo libro fu Istruzioni per l’Immortale, ovvero cosa fare se, nonostante tutto, sei morto. In esso scrisse le seguenti parole: «In assoluto la migliore morte per un Cristiano è, naturalmente, il martirio per Cristo il Salvatore. In linea di principio si tratta della più grandiosa morte possibile per una persona. Alcuni mandarono condoglianze al monastero di Optina dopo l’assassinio di tre monaci (i monaci Basilio, Trofim e Terapont, assassinati da un satanista nel 1993 n.d.T.) ma, per un Cristiano, il martirio è, in realtà, la gioia suprema. Nella Chiesa antica non venivano inviate condoglianze, quando qualcuno veniva ucciso da qualche parte. Tutte le chiese mandavano invece immediatamente congratulazioni. Potete immaginarvi, congratularsi con alcuni per il fatto che essi avevano un nuovo intercessore in Paradiso! Una morte da martire lava tutti i peccati, a parte l’eresia e lo scisma…». Pubblicato da Alessandro a 19:30 0 commenti Post più vecchi Home page Iscriviti a: Post (Atom) Sopporta e attendi il Signore; sii coraggioso e sia rafforzato il tuo cuore, sopporta e attendi il Signore! (Sal. 26) Informazioni personali Alessandro Visualizza il mio profilo completo Archivio blog giugno (1) maggio (1) aprile (2) marzo (4) gennaio (1) dicembre (2) novembre (1) ottobre (1) maggio (5) aprile (2) marzo (3) febbraio (6) gennaio (1) novembre (3) ottobre (1) settembre (2) Santi nel Blog Nuovo Ieromartire Daniele Sysoyev (Sysoev) San Gaudenzio di Novara (rinvio) San Giovanni Maximovitch San Massimo di Torino San Nettario di Egina San Serafino di Vyritsa Sant'Efrem di Nea Makri Sant'Ilarion (Troitsky), arcivescovo di Verey Sant'Onorato di Arles (segnalazione) Sant'Orso di Aosta Santa Genoveffa di Parigi print_color_begin(); print_header(); document.write(""); print_day(); print_color_end(); document.write(""); print_about(); Link ad altri siti ortodossi Chiesa di S. 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